Il Brasile in guerra

Fino al 1939 indeciso tra Washington e Berlino, il regime brasiliano si schierò ufficialmente a fianco degli Alleati con la dichiarazione di guerra a Germania e Italia dell’agosto 1942. Le ragioni che indussero a premere per il successivo invio di un corpo di spedizione in Italia furono di ordine internazionale e interno: rafforzare la propria posizione in Sudamerica e avviare uno sviluppo democratico del paese.
Nel 1930 il Brasile nel 1930 visse una Rivoluzione che portò al potere, con l’appoggio dei militari, il presidente Getulio Vargas. Il governo del “padre dei poveri”, come spesso era definito Vargas, non fu subito ben accetto ma in breve riuscì, con varie riforme economiche, a creare nel paese una certa atmosfera di benessere. Il presidente realizzò un’ideologia di Stato, il nazionalismo populista, che ebbe grande ripercussione nella vita politica del Brasile.
Nel 1937, ricorrendo al pretesto di una falsa cospirazione comunista, Vargas compì l’atto finale del suo disegno dittatoriale e decretò, sempre con l’aiuto dei militari, l’abolizione della Costituzione del 1934 e decise che ne venisse preparata un’altra, ispirata a quella della Polonia, che all’epoca era retta da un regime autoritario.

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Il distintivo del corpo di spedizione

Quando la Germania aggredì la Polonia, scatenando la reazione di Francia e Inghilterra, il Brasile dichiarò, il 6 settembre 1939, la propria neutralità proseguendo l’ambigua linea politica dettata dal presidente Vargas. In politica internazionale, già da alcuni anni, il Brasile si era avvicinato agli Stati Uniti d’America vivendo così gli stessi timori per i segnali premonitori della futura guerra mondiale. Fu così che, il 27 novembre 1936, il presidente statunitense Roosevelt fu invitato ad un banchetto nel Palazzo Itamaraty (residenza presidenziale brasiliana a Rio de Janeiro), e in tale cerimonia il presidente brasiliano pronunciò un discorso definendo gli Stati Uniti la «grande nazione americana tradizionalmente amica del Brasile». L’incontro tra i due presidenti precedette di pochi giorni la prima Conferenza Interamericana di Buenos Aires, fortemente voluta dagli Stati Uniti in proseguimento della politica dettata dal presidente Monroe nel 1823 (lo slogan che caratterizzò tale dottrina politica fu: “L’America agli americani”). Nella capitale argentina i delegati brasiliani prepararono, appoggiati dai rappresentanti statunitensi, un progetto di patto interamericano che cercava «…di difendere il Continente contro la tendenza espansionistica degli altri popoli…» e i tentativi di «… intromissione di qualche potenza extra-continentale in un paese americano».

La proposta brasiliana, in caso di aggressione esterna, prevedeva il ricorso alle armi e all’arbitraggio di Washington; questa eventualità però non fu accettata dall’Argentina che propose alla Commissione un nuovo progetto, appoggiato però, in fase di votazione, solo da sei paesi contro gli otto firmatari della mozione brasiliana. Finalmente il 19 dicembre 1936 fu stipulato un atto finale che trovò, tuttavia, i paesi firmatari ancora divisi. Per capire l’atteggiamento ostile dell’Argentina bisogna ricordare che in Sudamerica, da alcuni anni, si era scatenata una lotta politica tra i due paesi più forti, appunto Brasile e Argentina, per ricoprire il ruolo di paese leader dell’America Latina.
Mentre in politica estera il Brasile giocava il ruolo di paese libertario, nelle vicende politiche interne il governo Vargas cercò di eliminare definitivamente gli unici oppositori all’Estado Novo: i comunisti. La situazione mondiale aveva visto l’affermarsi di Stati totalitari europei che elaborarono ed attuarono, dopo il 1936, una forte politica estera anticomunista (Patti Anticomintern). In questa ottica l’11 dicembre 1937 l’Ambasciatore tedesco a Rio de Janeiro, Karl Ritter, incontrò segretamente Francisco Campos, numero due del governo sudamericano. Durante la riunione, in realtà voluta dai brasiliani, si discusse la possibilità del Brasile di entrare nel Patto Anticomintern e l’opportunità di inviare in Germania alcuni ufficiali dell’Esercito brasiliano per seguire un corso di lotta anticomunista. I militari brasiliani sarebbero stati ospiti del Bureau Anticomintern di Berlino dove lo stesso Heinrich Himmler, capo della Gestapo, avrebbe insegnato loro le migliori tecniche di “controllo politico” del paese.

Nel 1937 gli Stati Uniti inaugurarono una politica di avvicinamento e controllo degli stati sudamericani. In Brasile, però, esistevano contrastanti spinte interne originate dalle numerose minoranze d’origine italiana e tedesca, in aperto conflitto con i gruppi democratici altrettanto forti. E fu proprio ad opera di gruppi integralisti il tentativo insurrezionale delle “Camicie Verdi”, avvenuto l’11 maggio 1938 a Rio de Janeiro. Le “Camicie Verdi”, versione brasiliana delle “Camicie Nere” italiane e delle “Camicie Brune” tedesche, avevano avuto fino allora una grande influenza, costituendo un movimento di destra che Vargas utilizzò per rafforzare il potere.
Il governo di Vargas, suo malgrado, fu spinto all’azione contro i membri tedeschi dei Circoli Nazisti, dalle maldestre scelte adottate proprio dall’Ambasciatore nazista a Rio de Janeiro. Infatti, il rappresentante tedesco non riuscì ad aprire un dialogo con i leaders brasiliani, ma cercò comunque di spingere il paese sudamericano nella sfera politica, militare ed economica di Berlino. Le relazioni tra Brasile e Germania si stavano rapidamente deteriorando e la crisi si aggravò, quando il Ministro degli Esteri brasiliano Oswaldo Aranha (esponente dei circoli democratici), ritirò, nell’ottobre 1938, la qualifica di “persona grata” a Karl Ritter, provocando la reazione tedesca. Infine, al termine del 1938, il governo di Vargas promulgò speciali leggi contro tutte le organizzazioni fasciste e nazionalsocialiste e ottenne dalle autorità italiane il ten. Fournier, uno dei capi della rivolta delle “Camicie Verdi”, che si era rifugiato nell’Ambasciata italiana di Rio de Janeiro. L’inettitudine dell’Ambasciatore tedesco giocò a favore degli Stati Uniti che continuarono così la loro politica di buon vicinato con il Brasile e gli altri Stati sudamericani. E quando il governo tedesco nel novembre 1938 inviò a Rio copia del Patto Anticomintern, Aranha (filo-statunitense) aveva già sostituito Campos (filo-tedesco) e la politica estera brasiliana era ormai indirizzata verso Washington.

Fournier, uno dei capi della rivolta delle “Camicie Verdi” si era rifugiato nell’Ambasciata italiana di Rio de Janeiro

Ma Vargas non aveva ancora definitivamente fatto una chiara scelta di campo. Tanto che nei primi mesi del 1939 furono ripresi e rafforzati accordi commerciali con Germania e Italia. E Washington dovette lavorare molto per raggiungere l’accordo del 3 ottobre 1939 quando fu approvata la “Dichiarazione di Panama”, che sanciva la volontà dei paesi firmatari di «…mantenere la pace nel continente americano e di favorire il suo ristabilimento in tutto il mondo». Inoltre, l’accordo affermava l’inviolabilità delle acque territoriali delle repubbliche americane, con un’estensione da trecento a mille miglia di distanza dalla costa. Ma, nonostante le assicurazioni dei paesi belligeranti, il 13 dicembre 1939, avvenne a largo della costa uruguayana lo scontro tra la corazzata tascabile tedesca Admiral Graf Spee e tre incrociatori britannici. La nave tedesca, inflitti e ricevuti danni, fu costretta a rifugiarsi nel porto di Montevideo creando una grave crisi diplomatica. Gli Stati Uniti, appoggiati dal Brasile e dall’Argentina, spinsero il governo uruguayano a ordinare la partenza della Graf Spee, che si autoaffondò nei pressi delle foci del Rio de La Plata.
Come già ricordato, allo scoppio della seconda guerra mondiale, il Brasile si collocò in una posizione di assoluta neutralità. Il 3 settembre 1939 il governo promulgò un decreto legge circa le Regole generali di neutralità, che vietava a navi o aerei dei paesi belligeranti di entrare nel paese e «…compiere atti ostili». L’accesso alle acque territoriali brasiliane era consentito solo in casi di emergenza e solo per 24 ore. Trascorso questo periodo le navi e gli equipaggi sarebbero satati internati fino alla fine del conflitto.

L’anno successivo, con la caduta della Francia e con la dimostrazione della crescente forza militare nazifascista, il presidente statunitense, Roosevelt, riuscì a far approvare da tutti gli Stati americani una nuova linea di principio, che si concretizzò in un altro vertice interamericano, svoltosi a La Avana nel luglio del 1940. In tale assemblea si affermò, dietro pressioni del governo di Washington, che qualunque atto di ostilità compiuto ai danni di uno Stato del nuovo continente sarebbe stato in avvenire considerato «…come un atto di aggressione contro gli Stati firmatari della dichiarazione». Tale clausola sarebbe dovuta scattare il 7 dicembre 1941, giorno in cui la flotta giapponese effettuò l’attacco a Pearl Harbor, ma in realtà non fu proprio così, tanto è vero che subito dopo l’aggressione giapponese agli USA, nessun paese firmatario della Dichiarazione scese in campo e, come vedremo, solo il Brasile espresse solidarietà a Washington con un atto ufficiale.
Ritornando alle vicende del 1939 è opportuno ricordare che i rapporti tra il Brasile e gli Stati Uniti erano, in tale periodo, ancora vaghi ed incerti. Nella seconda metà di quell’anno avvenne, tra l’altro, uno scambio di lettere tra i Capi di Stato Maggiore brasiliano (generale Pedro Aurèlio de Gòis Monteiro) e statunitense (generale George C. Marshall). In tale circostanza l’ufficiale brasiliano rimproverava agli Stati Uniti, sia pure in termini accuratamente diplomatici, l’assoluta insufficienza nell’aiuto di forniture militari e ricattava velatamente Washington con l’incapacità brasiliana di difendere, in tali condizioni, il nordest del continente sudamericano, in altre parole la zona più vitale dal punto di vista militare. Il generale Marshall, rispondendo, insistette sul problema delle basi aeree USA nel nordest brasiliano, considerate una necessità strategica di primo piano e su quello delle materie prime brasiliane indispensabili allo sforzo bellico, rimanendo tuttavia nel vago circa le forniture. Nonostante questo i rapporti tra i due paesi migliorarono notevolmente in seguito, soprattutto dopo il messaggio dal presidente Roosevelt al presidente Vargas in data 10 luglio 1941, nel quale era chiaramente messa in evidenza la situazione mondiale con i pericoli connessi, e venivano elencate tutte le possibili ipotesi di difesa dell’emisfero occidentale e più in particolare quelle che concernevano direttamente il Brasile e ne coinvolgevano l’azione. Nell’attenta analisi si poneva in risalto il pericolo dell’espansionismo tedesco e della possibilità di conquista nazista dell’Islanda a nord e delle Isole Capo Verde a sud, e da cui poi con la «…tipica Blitzkrieg … attaccare l’emisfero occidentale».
Il punto di arrivo, in questa fase delle trattative, fu rappresentato dalla firma (24 luglio 1941) dell’accordo per la costituzione di una delegazione mista Brasile-Stati Uniti composta da ufficiali di Stato Maggiore. Il primo incontro di questo consesso si svolse a Rio dove l’incrociatore statunitense Nashville portò in terra brasiliana il colonnello James Chaney e il tenente colonnello Lehman Miller che visitarono il paese «… ricevendo impressioni del nostro progresso e della preparazione della nostra difesa».

Sul piano diplomatico, nella metà del 1940, si creò invece una rottura con l’Inghilterra che, nonostante acquistasse molti prodotti brasiliani, attuava uno stretto blocco navale che

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Una pattuglia brasiliana in azione

provocò vivaci proteste del governo sudamericano. L’11 ottobre il mercantile brasiliano Siqueira Campos fu bloccato a Lisbona dalle autorità britanniche perché stava per trasportare in Brasile un carico di armi proveniente dalle industrie Krupp di Essen. Il 27 novembre 1940 il mercantile brasiliano Buarque fu fermato da navi da guerra inglesi in acque territoriali brasiliane e fu confiscato il carico definito di origine sospetta. Solo dopo lunghi accertamenti si stabilì l’origine argentina dei prodotti che consistevano in 32 casse di cotone e 38 di profumo. Il 1° dicembre fu la volta della nave Itapè dalla quale i militari inglesi prelevarono 22 passeggeri di origine tedesca. Il governo brasiliano tenne un fermo atteggiamento di condanna che fu seguito dall’intensificarsi della propaganda favorevole all’Asse dopo le vittorie tedesche in Europa, e tutto ciò indusse molti ad interpretare come manifestazione di solidarietà con i paesi totalitari il discorso – in più di un punto riecheggiante luoghi comuni della retorica mussoliniana – tenuto da Vargas l’11 giugno.
Inoltre Vargas per convincere gli Stati Uniti ad accelerare le operazioni di versamento dei prestiti per lo sviluppo industriale del paese, nel maggio 1940 «… provvedeva ad informare Washington che la Krupp era disposta a costruire a Volta Redonda la prima industria siderurgica». Subito dopo gli Stati Uniti, temendo che il Brasile cadesse nell’orbita della Germania, offrirono 20 milioni di dollari nel settembre 1940, che salirono a 45 l’anno successivo al momento dell’installazione degli impianti a Volta Redonda. Sempre nel 1940 il governo di Rio espropriò compagnie ferroviarie belghe, francesi e inglesi e si preparò a riprendere il pagamento dei debiti esteri. Nonostante la firma del trattato per un prestito di 100 milioni di dollari, che avrebbe dovuto facilitare la vendita di armi degli Stati Uniti al Brasile con la clausola del “Lend-Lease” (1 ottobre), non ebbe fino a dicembre conseguenze tangibili e rimase in sostanza lettera morta in qualche cassetto a Rio de Janeiro.

In ogni modo, nonostante gli alti e bassi nei rapporti tra Washington e Rio de Janeiro, la prima reazione diplomatica brasiliana all’attacco giapponese alla base navale statunitense di Pearl Harbor fu di un certo valore. La mattina dell’8 dicembre, infatti, il presidente Vargas convocò una riunione improvvisa, al termine della quale il governo brasiliano decise di esprimere totale solidarietà agli Stati Uniti, immediatamente comunicata al presidente Roosevelt. In base agli accordi già stabiliti fu immediatamente concesso al governo di Washington il permesso di inviare al più presto nelle basi di Bèlem, Natal e Recife dei reparti di marines, che furono fatti passare, agli occhi dei non addetti ai lavori, per “personale tecnico”. Nello stesso periodo cominciarono ad arrivare in Brasile quantità, seppur non abbondanti, di armi statunitensi e fu ampliato l’accordo del 1° ottobre, fino a raggiungere sei mesi più tardi la cifra di circa 200 milioni di dollari. Tale accordo, firmato nel marzo 1942, oltre alla concessione delle basi navali del nordest, in dettaglio stabiliva che il Brasile ricevesse «… armamenti moderni per 200 milioni di dollari, la concessione della Itabira Iron Company, già inglese, e un prestito di 14 milioni di dollari dell’Eximbank per lo sfruttamento minerario. Nasceva così la Companhia Vale do Rio Doce, dalla quale USA e Gran Bretagna si impegnavano ad acquistare 750.000 tonnellate di ferro».
In sudamerica però alcuni paesi come Argentina e Cile mantennero saldi i loro buoni rapporti con i paesi dell’Asse e neppure la dichiarazione di guerra della Germania e dell’Italia agli Stati Uniti, avvenuta subito dopo i primi atti bellici del Giappone, valse ad indurre i firmatari delle dichiarazioni di solidarietà (espresse soprattutto all’Avana) ad entrare in azione unitariamente contro il Tripartito.
Solo il Brasile aveva fatto la sua scelta di campo tanto che il 28 gennaio 1942 Aranha annunciò a sorpresa che il Brasile aveva deciso di rompere le relazioni politiche con i paesi dell’Asse. La risposta di Hitler e Mussolini non si fece attendere e venne intensificata la guerra sottomarina tedesca e italiana nelle acque brasiliane, che già aveva provocato

Il periodo più nero della storia della Marina mercantile brasiliana fu l’agosto del 1942

affondamenti di navi mercantili nazionali. Il Brasile in seguito ruppe le relazioni diplomatiche con la Romania (marzo) e l’Ungheria (maggio). Nel novembre, a seguito di un’incursione della polizia “collaborazionista” nella sede dell’Ambasciata brasiliana a Vichy, furono sospese le relazioni anche con la Francia di Petain.

Nei primi mesi del 1942 gli attacchi dei sottomarini tedeschi ed italiani nei pressi delle coste brasiliane provocarono l’affondamento di molte navi. Il 14 febbraio fu affondata la prima nave brasiliana, la Cabedelo , con la morte di 54 marinai. Seguirono altri 24 affondamenti nel 1942, 8 nel 1943 e 1 nel 1944, per un totale di 36 navi e quasi 1000 morti. Il periodo più nero della storia della Marina mercantile brasiliana fu l’agosto del 1942. Tra il 15 e il 19 i siluri italo-tedeschi colarono a picco ben 6 navi tra le quali la Baependi, la Anibal Benevolo e la Araraquara. A questo proposito è importante ricordare che il 28 luglio, ad opera di un sottomarino tedesco, era già colata a picco la nave Piave che aveva a bordo alcuni marinai italo-brasiliani tra cui il motorista Ernesto Rocco. In Brasile, dopo i primi affondamenti di navi nazionali, l’opinione pubblica si scagliò contro la polizia politica dell’Estado Novo, diretta da Filinto Mùller, accusata di non fare niente contro la rete di spie filo naziste presenti nel Paese. In effetti, per il governo il problema della “Quinta-Colonna” diventò scottante. Le spie trasmettevano i movimenti delle navi e il caso più famoso fu quello di un certo Nils Cristennsen, che trasmise ai sottomarini nazisti la rotta della Queen Mary carica di soldati statunitensi diretti in Africa. Scoperto ed arrestato, Cristennsen, fu condannato a trenta anni di prigione con l’accusa di criminale di guerra. Contemporaneamente furono smantellate le compagnie aeree Condor (tedesca) e LATI (italiana) considerate centri di operazioni spionistiche.
Anche l’attività diplomatica si fece intensa e il 23 maggio 1942 venne firmato tra gli Stati Uniti ed il Brasile un trattato segreto politico-militare, la cui principale conseguenza fu la creazione di due commissioni tecnico-militari miste.

In Brasile, i militari che, sul piano della politica interna, favorivano un regime duro sulla falsa riga dei regimi nazifascisti europei e che in precedenza si erano opposti ad una stretta collaborazione con gli Stati Uniti, erano in apparenza sconfitti. Così subito dopo Pearl Harbor e dopo la decisione del governo di Rio di schierarsi con gli Stati Uniti, i due esponenti dell’ala nazionalista, Gaspar Dutra e Goes Monteiro, proposero le dimissioni dai loro incarichi governativi. Vargas fu però costretto a non accettare per non indebolire i vertici delle Forze Armate e rilanciò ancora una volta la necessità di appoggio dell’Esercito all’Estado Novo. Per questo nei differenti articoli del trattato segreto, stipulato tra il Brasile e gli Stati Uniti il 23 maggio 1942, si poneva la base per la prossima futura collaborazione bellica che non si riduceva soltanto alla presenza di truppe straniere in Brasile, ma che prevedeva anche l’intervento statunitense in caso d’attacco al Brasile da parte di un altro paese americano. Infine si accennava alla futura partecipazione diretta del Brasile ad operazioni all’estero, che configurava l’origine della Forza di Spedizione Brasiliana e quindi una valorizzazione dell’Esercito stesso e dei suoi quadri.
A seguito di questi nuovi passi il 31 agosto 1942, con il Decreto n° 10.358, fu dichiarato lo stato di guerra al termine di una riunione alla quale avevano partecipato tutti i ministri del governo Vargas. Il Brasile era in guerra contro la Germania e l’Italia.
Intanto, a livello internazionale, il 5 settembre 1942, il presidente statunitense Roosevelt aveva approvato l’operazione “Torch” e l’8 novembre avvenne lo sbarco angloamericano nel Nord Africa. In breve si ridussero gli attacchi da parte dei sommergibili dell’asse e Rio dovette mutare la sua posizione e chiese di poter partecipare attivamente al conflitto.
La prima proposta di Roosevelt fu quella di usare le truppe brasiliane nella difesa delle Azzorre portoghesi, per permettere alle truppe di Salazar di essere impiegate più utilmente in Portogallo. Così il 15 marzo il ministro della guerra, generale Gaspar Dutra, decretava, autorizzato da Vargas, la creazione di un Corpo di spedizione «…da inviare in Europa e composto da 100 mila uomini».

Le ragioni che indussero il Brasile a premere per l’impresa militare d’oltreoceano erano numerose e di tipo diverso. Dal punto di vista della politica internazionale si trattava, per il grande stato populista sudamericano, di sostenere la propria posizione di fronte ai futuri negoziati di pace e di rafforzare e riaffermare il proprio prestigio politico, diplomatico e militare nell’America Latina. Ma i motivi di carattere interno prevalsero nettamente in quest’atteggiamento. I cambiamenti nella posizione internazionale del Brasile, che erano stati relativamente lenti ad evolvere fino ad un punto di integrale inserimento nello schieramento alleato, furono determinati da uno sviluppo socio-politico, che avrebbe avuto poi vaste conseguenze nel futuro del paese. Per questo motivo il governo di Vargas, una vera e propria dittatura, si trovò di fronte ad enormi cambiamenti sociali e non poteva fare a meno di prenderne atto. Paradossalmente anche lo stesso P.C.B. (Partito Comunista Brasiliano) era dell’idea che la creazione della FEB avrebbe rafforzato, in un certo senso, la marcia verso la restaurazione della democrazia brasiliana; infatti, secondo i comunisti, la FEB andando a combattere in Europa contro le dittature fasciste dell’Asse, avrebbe scosso il paese. Fu così che i maggiori partiti di opposizione iniziarono una politica di “appoggio condizionato” a Vargas, seguendo la politica del capo dell’opposizione Prestes che, privilegiando lo scontro con il nemico nazifascista, sapeva perfettamente che la contraddizione di combattere le dittature all’estero, mantenendone una all’interno, sarebbe prima o poi venuta a galla.

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Il comandante brasiliano, Joào Baptista Mascarenhas

Sul piano militare alcuni ufficiali dell’Esercito brasiliano partirono nel 1943 per gli Stati Uniti dove seguirono, presso le scuole militari di Fort Knox, Fort Benning e Fort Leavenworth, corsi speciali di scuola di guerra. Ma il problema più grave che dovette affrontare l’esercito brasiliano fu quello della formazione dell’intera gerarchia militare. Infatti a partire dagli anni ‘20 il processo di modernizzazione dell’Esercito brasiliano era stato operato da una missione militare francese guidata dal generale Maurice Gamelin.
Oltre a questo aspetto cresceva anche l’opposizione alla creazione di un corpo di spedizione brasiliano in Europa. Dwight Eisenhower, comandante in capo delle forze alleate nell’Africa del Nord, e Mark Clark, comandante della 5ª armata degli Stati Uniti, erano profondamente convinti dell’inutilità di inviare truppe impreparate ad affrontare una guerra che non conoscevano. In ogni caso, le presunte obiezioni alla partecipazione del Brasile alla guerra in Europa, scomparirono improvvisamente quando il fronte italiano perse sette divisioni alleate, trasferite all’Operazione “Anvil” (sbarco nella Francia del Sud).
In ogni caso Rio il 9 agosto 1943 decise di formare la 1ª Divisione di Fanteria (1ª D.I.E.), disponendo che essa sarebbe stata composta da tre reggimenti, da quattro gruppi di artiglieria, da un battaglione del genio militare, da un reggimento motorizzato e infine dai vari servizi.
A capo di questa unità fu scelto il generale Joào Baptista Mascarenhas de Moraes.

L’Esercito brasiliano aveva dottrine di impiego di scuola francese ed era dotato di armi di fabbricazione tedesca, italiana e francese, per cui il problema di farlo combattere a fianco di unità statunitensi presentava diversi aspetti complessi e non poche difficoltà materiali (uno tra tutti il problema del rifornimento munizioni). La fanteria era armata con fucili “Mauser” e mitragliatrici “Hotchkiss”, mentre l’artiglieria possedeva cannoni “Schneider” trasportati a dorso di muli. Per quanto riguarda le unità motorizzate, assenti nell’esercito brasiliano, il governo aveva commissionato 175 carri armati di vario tipo alla “Fiat-Ansaldo” italiana. Occorreva quindi rivedere fin dall’inizio la formazione e l’addestramento dei quadri militari, trasferendo una differente maniera di pensare, per vari aspetti abbastanza innaturale, a ufficiali che dovevano dimenticare tutto il loro precedente addestramento, sovrapponendovi una nuova concezione dei rapporti militari, della tattica e della strategia. Tuttavia, in un modo o nell’altro, bisognava raggiungere questo nuovo addestramento, più psicologico che tecnico, e, quindi, sostituire West Point a Saint Cyr. Nello stesso momento si cercava di preparare un corpo di spedizione secondo i disegni adottati dal potente alleato nordamericano che forniva anche le armi. Tutto, quindi, dovette cambiare e dovette essere, in qualche occasione, improvvisato, poiché i brasiliani non avevano esperienza di spedizioni oltreoceano, non conoscevano il paese e il clima in cui avrebbero dovuto combattere e non avevano nemmeno un significativo patrimonio militare.
Isolata l’Argentina, gli Stati Uniti proseguirono il progetto di costituzione di un Corpo di Spedizione brasiliano, ma fin dai primi incontri si crearono forti attriti tra i comandanti sudamericani e i pari grado nordamericani. In questo periodo ebbero origine le diatribe tra brasiliani e americani che ebbero a manifestarsi in seguito e di cui abbiamo ampie testimonianze nelle memorie del comandante Mascarenhas de Moraes e del Capo di Stato Maggiore De Lima Brayner. Certamente il corpo di spedizione brasiliano non fu considerato dai comandanti statunitensi con grande attenzione, salvo che in qualche episodio, e tutto ciò dette a molti l’impressione che, fin dal principio, lo si reputasse più come “carne da cannone” che come unità militare alleata da considerarsi alla pari.
Intanto, mentre in Brasile si discuteva circa la partecipazione di un contingente sudamericano alla Campagna europea, altri paesi latino americani cercarono di scendere sul campo di battaglia a fianco dell’alleato nordamericano. Il governo del Messico, tra il novembre 1942 e il febbraio 1943, cercò di convincere il governo di Washington ad accettare un proprio corpo di spedizione. Lo “State Department” accettò l’aiuto del partner messicano, ma il “War Department” respinse la richiesta elencando le difficoltà nell’equipaggiare, addestrare e trasportare le truppe.
Ma se da una parte si rifiutavano “aiuti”, dall’altra Washington premeva con maggior convinzione su Rio de Janeiro. Venne dunque firmato un nuovo accordo per armare, addestrare e poi far combattere tre divisioni brasiliane, ma la diffidenza tra le parti crebbe e alla fine ne fu preparata una sola in maniera confusa tanto che il contingente brasiliano ricevette i fucili “Garand” e “Springfield”, le mitragliatrici “Thompson” e “Browning” e tutte le armi d’accompagnamento solo al suo arrivo in Italia. Così in Brasile i militari si preparono solo “fisicamente” con estenuanti marce e lunghe e laboriose parate.

La carenza di preparazione ed organizzazione delle unità d’appoggio della FEB non riguardava solo l’armamento: mancavano, infatti, stenografi, chimici, elettricisti,

Le originali uniformi brasiliane erano di colore molto simile a quello delle divise delle truppe tedesche impiegate in Africa

radio-operatori, conducenti di autocarri e trattori, operatori di compressori d’aria e meccanici. Inoltre l’esercito brasiliano disponeva di un solo tipo di uniforme che non era adatta ad affrontare l’inverno italiano. Nacque così il problema di chiedere agli americani anche le divise, a proposito delle quali esistono varie testimonianze su un fatto tragicomico avvenuto subito dopo lo sbarco della FEB a Napoli. Le originali uniformi brasiliane erano di colore molto simile a quello delle divise delle truppe tedesche impiegate in Africa così quando i militari sudamericani si trovarono a passare tra la gente, senza armi, furono scambiati per prigionieri di guerra.
Per avere una idea dell’immensità del materiale che sarebbe servito alla FEB per prepararsi alla guerra, citiamo alcuni dati pubblicati al rientro dei brasiliani in patria; la FEB durante gli otto mesi trascorsi in prima linea con l’impiego di 15.000 uomini sul fronte e 10.000 nei servizi, utilizzò: 11.741 fucili, 1.156 pistole, 500 mitragliatrici, 144 mortai, 585 lanciafiamme, 66 cannoni e ancora 736 telefoni, 42 telegrafi e ben 592 stazioni radio, tutto materiale americano che ricevette solo in Italia.
Un altro problema nell’Esercito brasiliano, che si accentuò durante il conflitto, fu la presenza tra i comandanti di mediocri ufficiali, quasi tutti provenienti dalle classi medie e abituati a trattare i loro soldati come uomini socialmente inferiori. Tutti questi ragazzi, usciti dalle Accademie militari di Resende (Stato di Rio de Janeiro) e Realengo (Distretto Federale), erano motivati più da interessi personali che da un sentimento patriottico. Basti pensare che mentre un generale brasiliano guadagnava 250 $ al mese e un capitano 105 $, un soldato percepiva una paga mensile di 11.40 $. Inoltre nel mondo civile un lavoratore medio guadagnava 14.40 $ al mese e il costo della vita nel 1942 era calcolato in 11 $ mensili.
Nel frattempo, in novanta giorni, fu completata la mobilitazione generale dei primi 20.000 soldati brasiliani provenienti da ogni regione del paese, senza alcun criterio di scelta.
Dopo che tutte le unità furono giunte nell’area di raccolta di Rio de Janeiro iniziarono in vari campi i primi addestramenti. Purtroppo i soldati trovarono, invece di efficienti campi di addestramento, delle aree improvvisate con baracche malmesse, costruite senza il minimo riguardo alle comuni norme igieniche e soprattutto senza percorsi di guerra e armi. Anche gli ufficiali che accolsero i soldati non erano all’altezza della situazione. Degli 870 ufficiali molti erano cadetti, appena usciti dalle Accademie, spesso molto più giovani dei soldati che avrebbero dovuto comandare, e ben 302 ufficiali erano riservisti. Fu così che in prima linea si trovarono medici, ingegneri, insegnanti che non avevano alcuna capacità militare, a fianco di giovani ufficiali senza alcuna esperienza di comando.

I primi giorni del neocostituito Corpo di Spedizione trascorsero nel riparare gli “alloggi”, nel costruire i percorsi di guerra e nella immancabile visita medica. E’ giusto premettere che precedentemente nelle Regioni Militari alcune Commissioni mediche avevano esaminato 107.609 richiamati scartandone ben 23.236.
Soltanto la sezione medica dentista fece, durante i lunghi mesi di guerra, 16.015 visite, 10.399 trattamenti, 9.071 estrazioni e ben 8.329 otturazioni. La lista dei malati non si fermò alle patologie dentali; molti furono i casi di ricoveri per tubercolosi, sifilide, imbecillità, ernia, daltonismo, parassitosi, problemi circolatori e respiratori, e, incredibilmente, anche due malati di lebbra. Altri avvenimenti che suscitarono scalpore furono la scoperta, durante il viaggio in nave, di un soldato affetto da epilessia grave e di un ufficiale colpito già da alcuni anni da una epatite cronica.
Per terminare questa grave pagina, non possiamo dimenticare che al momento della selezione generale i richiamati non furono sottoposti al test psicologico. Le autorità militari brasiliane avevano, infatti, istituito un gruppo di medici che stava lavorando alla preparazione dei test e che, ironia della sorte, furono pronti per la selezione, mai avvenuta, degli uomini della 2ª Divisione. Purtroppo anche questa mancanza fu pagata in Italia essendo poi risultati 433 i casi di ricoveri per disturbi mentali.
Era logico che in un panorama così nebuloso non ci fosse un grande entusiasmo nella FEB e per la FEB.
Gli uomini stavano svolgendo due cicli di preparazione, studiati dal generale Mascarenhas, che avrebbero dovuto addestrare la 1ª D.I.E. alle tecniche e alle tattiche militari moderne. Al termine dei cicli operativi, il 31 marzo 1944, i soldati brasiliani sfilarono per le strade di Rio de Janeiro in un’imponente parata militare.

Fu così che, nella notte tra il 29 ed il 30 giugno un primo scaglione, al comando del generale Zenobio da Costa, raggiunse il porto di Rio

Vargas comunicò a Washington che tutto era pronto ma gli statunitensi, impegnati nella preparazione dell’Operazione “Overlord”, presero tempo, e ciò causò tra i generali brasiliani il timore di un calo d’interesse da parte degli Stati Uniti nel progetto. Il problema risiedeva nell’assenza nella Marina mercantile brasiliana di grandi piroscafi idonei al trasporto di truppe e nel contemporaneo impegno delle Marine alleate nell’organizzazione dello sbarco in Normandia. A giugno finalmente l’ufficiale di collegamento a Washington, Leitào de Carvalho, riuscì ad ottenere una nave statunitense e immediatamente informò Rio di tenersi pronti.
Fu così che, nella notte tra il 29 ed il 30 giugno un primo scaglione, al comando del generale Zenobio da Costa, raggiunse il porto di Rio, Cais do Porto, dove ad attenderli era ancorato il piroscafo statunitense General William a. Mann di 36.000 t.
Le operazioni di imbarco dei militari brasiliani si svolsero velocemente, ma a creare polemiche e scompiglio ci si misero i militari statunitensi, che, contravvenendo agli ordini brasiliani, se ne stavano in città a festeggiare la partenza. Tutta questa fretta e segretezza trovò spiegazione, secondo McCann, nel fatto che gli ufficiali brasiliani svolsero le operazioni di imbarco anche “…per evitare possibili diserzioni ed evasioni” 71.
La particolarità stava nel fatto che i comandi non temevano solo fughe di soldati, ma defezioni di ufficiali; infatti un plotone del 6° Reggimento di Fanteria, durante i mesi di addestramento, aveva cambiato ben 8 comandanti, e tutti avevano chiesto di essere trasferiti fuori dalla FEB, tanto che 5 delle 9 compagnie del 6° Reggimento avevano subito un “turn-over”.

Alle 06.30 di domenica 2 luglio 1944 il General Mann salpò l’ancora con 5.075 uomini a bordo dei quali 304 ufficiali, scortato dai cacciatorpediniere brasiliani Marcilio Dias e Mariz e Barros, e dallo statunitense Greenhalgh.
Durante la navigazione la cosa che provocò più disagi fu l’alimentazione americana; infatti il rancio era composto da scatolette di carne, di fagioli, da gallette e altri generi sconosciuti, nel sapore e nel confezionamento, a molti brasiliani. Inoltre, durante il primo giorno di navigazione, il rancio fu distribuito con ben sei ore di ritardo e al termine gli americani scoprirono che i cambusieri sudamericani avevano servito ben 14.000 razioni a fronte di solo 5.000 uomini imbarcati.
Al 1° convoglio ne seguirono altri 3. Il secondo convoglio salpò da Rio de Janeiro il 22 settembre trasportando il 1° e 3° Gruppo Tattico per complessivi 10.304 uomini dei quali 653 ufficiali. I trasporti truppe utilizzati furono nuovamente il General Mann (sotto il comando del Generale Cordeiro De Farias) e il General Meigs (sotto il comando del generale Olimpio Falconieri Da Cunha) e la scorta fu costituita dall’incrociatore brasiliano Rio Grande do Sul, dall’incrociatore statunitense Memphis e dai cacciatorpediniere americani Trumpter e Cannon. Dopo aver raggiunto Gibilterra al convoglio si aggiunsero navi da guerra britanniche. Tutte le unità raggiunsero poi il porto di Napoli il 6 ottobre.
Il terzo convoglio partì invece da Rio il 25 novembre con il trasporto truppe USS General Meigs (sotto il comando del colonnello Mario Travassos) con un totale di 4.682 uomini di cui 277 ufficiali. Il General Meigs fu scortato dall’incrociatore americano Omaha, dall’incrociatore brasiliano Rio Grande do Sul e dal cacciatorpediniere brasiliano Marcilio Dias. Giunti nel nordest del Brasile in prossimità della base di Belem, le navi scorta brasiliane furono sostituite dall’incrociatore Bahia e dal cacciatorpediniere Mariz e Barros. Tale convoglio, nuovamente rinforzato a Gibilterra da unità della marina britannica, giunse a Napoli il 7 dicembre.
Infine il 9 febbraio 1945 fu imbarcato sul trasporto dell’USS General Meigs (comandato dal tenente colonnello Ibà Jobim Meirelles) l’ultimo contingente della FEB, composto da 5.082 uomini di cui 247 ufficiali. Scortato dai cacciatorpediniere brasiliani Mariz e Barros e americano Greenhalgh e dall’incrociatore statunitense Marblehead, giunse a Napoli il 22 febbraio77.
Pertanto furono inviati in Italia 25.334 uomini dei quali, è importante ricordare, 111 raggiunsero l’Italia con gli aerei della FAB. Il trasporto aereo, che seguì la rotta Rio-Natal-Dakar-Napoli, fu necessario per la presenza di 67 infermiere che potevano, in nave, creare alcuni problemi di ordine e disciplina.
(1 – Continua)

tratto da: http://www.storiain.net/arret/num132/arret132.htm
BIBLIOGRAFIA

  • Il Brasile in guerra. La partecipazione della Força Expedicionaria Brasileira alla Campagna d’Italia (1944-1945), di A. Giannasi – Prospettiva editrice, Siena 2004, euro 10,00

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