Khajurhao

… tempio dedicato a Parvati la sposa di Shiva.
Questi templi sono qualcosa di unico, emozionano il cuore, penetrano nel profondo, energia, emozione che dalla terra mi penetra dentro, attrae verso la terra, i piedi nudi si emozionano sulla pietra calda, fredda, liscia e ruvida, arenarie levigate da passi umani e acque celesti. I templi slanciati verso l’infinito mi trascinano oltre le guglie traforate e ornate di saggezza.
Canti sacri a Shiva o a Krishna nell’aria, donano pace al mio cuore e a questo luogo; dimentico le flotte di venditori pronti, qui fuori, come squali in mare aperto.
La bellezza di questi luoghi rende il Taj Mahal un ricordo lontano, la sacralità e la pace di questa devozione frena le lacrime di tibetani ricordi.
Lascio che l’arenaria mi parli, siedo dinnanzi allo Shiva-Lingam… offro incenso e ricevo un “bindu” di devozione.
Bassorilievi, sculture, decori, intarsi impregnano queste pietre tanto quanto centinaia di anni di devozione che continua tuttora.
Sui muri scene di vita quotidiana, balli, canti, caccia, eros, tantra, yoga.
Non i templi del sesso ma della Vita, ogni parte della vita.
Sono da osservare bene prima da fuori, poi nell’anticamera, dopo, svuotati dalle umane passioni si può entrare ed incontrare la divinità.

Attorno ai templi prati, alberi, un giardino di semplice e rara bellezza. Un dono per me, un dono che la saggezza indiana ci dona e che troppi occidentali sprecano con malizia.

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