Pathànkot

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stazione di Pathànkot

il treno è in ritardo di appena un’ora, l’autobus è statosostanzialmente puntuale (una mezz’oretta di ritardo!).
Siamo molto vicini al confine pakistano, il paese è un susseguirsi ininterrotto di caserme, statue di carri armati nelle aiuole spartitraffico… M/Ganj e il suo piccolo Tibet è a 95km, ovvero 4 ore di bus da qui (local bus non autobus turistici. 1000 fermate, 1000 volti che salgono e scendono, ragazzi che rincasano da scuola, contadini coi volti scavati, famigliole.
Un ennenesimo viaggio nel viaggio, zaini sul tetto.
Partiamo dalla città della pace per arrivare nella città dei carri armati.
Una statua di Dumbo vestito da capostazione ci accoglie davanti alla piccola, ma lunga, stazione ferroviaria di Pathànkot.

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monumento all'ingresso della stazione di Pathànkot

Mucche pascolano sui binari, militari ovunque, marciapiedi gremiti di gente, sguardi curiosi ci scrutano, siamo gli unici occidentali qui; un uomo che parla solo hindi mi chiede se sono africano… “Italy Pradesh” (Stato dell’Italia)… ha sorriso ed io con lui, se avessi accettato di essere africano solo per lui sarebbe stato uguale… comunque luoghi lontani e sconosciuti.
L’India mi pervade, ci sto bene qui, basta entrare in sintonia con questo mondo. [il ritardo aumenta a 1h30']
L’India appare come il paese ove tutto è possibile, dove tutto coesiste, dove le regole, anche le più elementri, decadono.
Il paese della libertà, troppa mi dice Losang, il babbo di Namgyal, credo abbia proprio ragione, troppa libertà.
Libertà che ha permesso ai tibetani di ricominciare, che fa coesistere ogni religione, che si dota della bomba atomica per spaventare il Pakistan e che nega l’autodeterminazione del Kashmir, [treno 4034 Pathànkot-Delhi... 2h30' di ritardo] che sembra permettere a tutti di sopravvivere…
dove i poliziotti che hanno bisogno di soldi ti fermano e gli dai un po’ di soldi non ti faranno la multa che non potrai mai contestare; dove le aquile volano alte e i lebbrosi mendicano per strada.

Quando finalmente riusciamo a salire sul treno e a trovare le nostre brande la prima impressione è quella del treno per deportati…

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