Khajurhao

… tempio dedicato a Parvati la sposa di Shiva.
Questi templi sono qualcosa di unico, emozionano il cuore, penetrano nel profondo, energia, emozione che dalla terra mi penetra dentro, attrae verso la terra, i piedi nudi si emozionano sulla pietra calda, fredda, liscia e ruvida, arenarie levigate da passi umani e acque celesti. I templi slanciati verso l’infinito mi trascinano oltre le guglie traforate e ornate di saggezza.
Canti sacri a Shiva o a Krishna nell’aria, donano pace al mio cuore e a questo luogo; dimentico le flotte di venditori pronti, qui fuori, come squali in mare aperto.
La bellezza di questi luoghi rende il Taj Mahal un ricordo lontano, la sacralità e la pace di questa devozione frena le lacrime di tibetani ricordi.
Lascio che l’arenaria mi parli, siedo dinnanzi allo Shiva-Lingam… offro incenso e ricevo un “bindu” di devozione.
Bassorilievi, sculture, decori, intarsi impregnano queste pietre tanto quanto centinaia di anni di devozione che continua tuttora.
Sui muri scene di vita quotidiana, balli, canti, caccia, eros, tantra, yoga.
Non i templi del sesso ma della Vita, ogni parte della vita.
Sono da osservare bene prima da fuori, poi nell’anticamera, dopo, svuotati dalle umane passioni si può entrare ed incontrare la divinità.

Attorno ai templi prati, alberi, un giardino di semplice e rara bellezza. Un dono per me, un dono che la saggezza indiana ci dona e che troppi occidentali sprecano con malizia.

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viaggio allucinante

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Khajurhao

oltre 50 ore di viaggio separano i templi di Khajurhao da M/Ganj. penso al “Be carefully” di Roop… raggiungere Khajurhao da Delhi non è stato facile, siamo arrivati a Jhansi in treno, viaggio reso faticoso dall’aria fredda che entrava dai finestrini. Jhansi ci accoglie all’alba, un moto-ricksaw ci guida nel buio fino alle fermate degli autobus: una spianata in terra battuta disseminata ovunque di bus e chioschi per la colazione. Troviamo quello che dovrebbe essere il nostro mezzo e mangiamo. Saliamo fiduciosi e conosciamo due ragazzi di Mosca diretti alla nostra stessa meta.      continua »

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Treni…

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treni...

…treni lunghissimi, con le porte esterne sempre aperte e quelle interne inesistenti anche fra vagone e vagone, così la gente viaggia affacciata fuori dalle porte.
Pseudo-scompartimenti con otto cuccette, delle quali due in corridoio, i finestrini non si chiudono e la gelida aria della notte ci avvolge per tutta la durata dei viaggi nel nord indiano, verso sud le temperature si alzano, allora è il momento di accendere i grandi ventilatori (tre per scompartimento) appesi al soffitto.
Suoni, voci, rumori, aria, rumore di ruote sui binari ed io fischio costante del macchinista, la mia mente vede mucche, asini, cani e bambini sui binari…      continua »

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Back to Delhi

Siamo nuovamente a Delhi, al nostro solito incrocio il nostro scalino di Connaught Place la piazza principale della città nuova.
Qui seduti, quasi indiani, siamo un po’ l’attrazione del luogo; ci siamo fatti pulire gli scarponi da un ragazzo molto carino e bravo, ha fatto un ottimo lavoro e le nostre scarpe sono ora pronte per ripartire per il sud… dopo aver tanto pascolato per il fango impastato da ogni organismo a M/Ganj ne avevano bisogno.
Scendere dall’Hymalaya per arrivare a Delhi è uno shock! Abbiamo fatto la scelta di cambiare sistema di trasporto, non più Bus Delux diretto ma trasporti locali Bus+treno… un viaggio molto più indiano, con la gente.      continua »

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Pathànkot

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stazione di Pathànkot

il treno è in ritardo di appena un’ora, l’autobus è statosostanzialmente puntuale (una mezz’oretta di ritardo!).
Siamo molto vicini al confine pakistano, il paese è un susseguirsi ininterrotto di caserme, statue di carri armati nelle aiuole spartitraffico… M/Ganj e il suo piccolo Tibet è a 95km, ovvero 4 ore di bus da qui (local bus non autobus turistici. 1000 fermate, 1000 volti che salgono e scendono, ragazzi che rincasano da scuola, contadini coi volti scavati, famigliole.
Un ennenesimo viaggio nel viaggio, zaini sul tetto.
Partiamo dalla città della pace per arrivare nella città dei carri armati.
Una statua di Dumbo vestito da capostazione      continua »

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Sharing love experience

e-mail a casa…

McLeodGanj – Himachal Pradesh – India
Sede del Governo Tibetano in esilio.

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Siamo qui da 3 giorni, a 1770 metri slm, di fronte montagne che superano i 6000 m slm, le aquile roteano sulla testa. Delhi è a 15 ore di pulman da qui, ma l’India intera sembra essere lontana più della Luna. Qui siamo in Tibet, non amministrativamente ma nella pace. Qui dopo l’invasione del Tibet da parte della Cina il governo indiano ha lasciato che i tibetani potessero ricostruire la propria comunità in attesa di poter rientrare in Tibet, scuole, ospedali, templi, il Parlamento Tibetano in Esilo, i vari ministeri, la residenza di Sua Santità il XIV Dalai Lama; qui abita anche Namgyal il nostro figlio adottivo a distanza, siamo qui per poter abbracciare lui e la sua famiglia.      continua »

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L’India è un posto strano

e-mail a casa…

trasporti "regolari"

trasporti "regolari"

l’India è davvero un posto strano…. tu non hai idea e credo che anche spiegartelo sia difficile…. innanzitutto qui tutta la vita accade per strada…
è pieno di gente, macchine, autobus, scimmie, biciclette, mucche, cani, esseri umani, mendicanti, cammelli, risciò e quant’altro possa passare nella testa di questa gente… lungo la strada ci sono piccole botteghe che vendono qualunque cosa ma gli artigiani delle botteghe vivono e lavorano sui marciapiedi, così non si può camminare sui marciapiedi perchè sono pieni, e tutto questo traffico si riversa sulla strada…. altro particolare non di secondaria importanza è che la guida è a destra… per cui non si capisce mai da che parte i mezzi stiano per girare….      continua »

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Agra

verso Agra

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India - Madhya Pradesh

Incontriamo Roop alle 8 poco distante dal nostro albergo e con lui partiamo per Agra.
Delhi sfila lenta davanti ai nostri occhi. La Delhi coloniale fatiscente, la Delhi capitale, cantieri della metro, le baraccopoli, bufali e mucche, branchi di docili cani accucciati nelle aiuole spartitraffico, carri trainati da mucche, cavalli, cammelli, uomini, carichi di merci, auto, mucche, uomini… tutto appare intercambiabile.      continua »

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Delhi

i tetti di Delhi

i tetti di Delhi

Cortocircuito!
L’aereoporto di Delhi è un aereoporto qualunque, abbastanza grande e abbastanza fatiscente, old-style, ma pur sempre un aereoporto, potremmo essere ovunque, ma lì fuori c’è Delhi e tutta l’India si ammassa all’uscita dei viaggiatori… parafrasando Pasolini quello che mi assale è “il rumore dell’Idia”. I miei occhi erano stati preparati, il mio olfatto era stato preparato, il mio udito è ora a Delhi.
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