Treni…
…treni lunghissimi, con le porte esterne sempre aperte e quelle interne inesistenti anche fra vagone e vagone, così la gente viaggia affacciata fuori dalle porte.
Pseudo-scompartimenti con otto cuccette, delle quali due in corridoio, i finestrini non si chiudono e la gelida aria della notte ci avvolge per tutta la durata dei viaggi nel nord indiano, verso sud le temperature si alzano, allora è il momento di accendere i grandi ventilatori (tre per scompartimento) appesi al soffitto.
Suoni, voci, rumori, aria, rumore di ruote sui binari ed io fischio costante del macchinista, la mia mente vede mucche, asini, cani e bambini sui binari…
I viaggi in treno sono sempre molto lunghi e faticosi, a causa delle grandi distanze del sub-continente indiano e per la bassa velocità (una media di 60km/h per i veloci espressi) e della calca all’interno dei convogli.
Resta però una delle esperienze più belle di questo viaggio.
Nel treno trovi l’India intera che si muove, l’accoglienza di questi popoli ti tocca da vicino. All’ora dei pasti intere famiglie apparecchiano gli scompartimenti e condividono il cibo coi vicini, felici di poter offrire i loro prodotti anche a noi stranieri. Ad ogni stazione uomini e donne con vassoi pieni di pietanze calde salgono e scendono dai treni ancora in corsa per venderle ai viaggiatori; anche se sugli espressi, a centro treno, vi sono vere e proprie cucine coi fuochi a legna o a kerosene che preparano i pasti che verrano consegnati direttamente negli scompartimenti ai passeggeri che li avevano prenotati.
I posti sono rigorosamente prenotati ma se nella prenotazione marito e moglie sono capitati lontani una legge non scritta farà farà sedere l’uomo vicino alla sua compagna e gli altri si stringeranno un po’…
