viaggio allucinante
oltre 50 ore di viaggio separano i templi di Khajurhao da M/Ganj. penso al “Be carefully” di Roop… raggiungere Khajurhao da Delhi non è stato facile, siamo arrivati a Jhansi in treno, viaggio reso faticoso dall’aria fredda che entrava dai finestrini. Jhansi ci accoglie all’alba, un moto-ricksaw ci guida nel buio fino alle fermate degli autobus: una spianata in terra battuta disseminata ovunque di bus e chioschi per la colazione. Troviamo quello che dovrebbe essere il nostro mezzo e mangiamo. Saliamo fiduciosi e conosciamo due ragazzi di Mosca diretti alla nostra stessa meta.
Il pulman corre come può fra le campagne, il tempo passa, i chilometri non troppo. Molta strada e molte fermate.
Sostiamo a lungo in una stazione abbastanza grande, litigio a bordo fra conducenti. Qualcosa non va, è subito chiaro che l’oggetto del litigio siamo noi quattro… siamo su di un localbus che non va diretto a Khajurhao… fuori c’è un turistbus diretto… per noi è difficile capire dove stia la fregatura… tentativi di chiarimenti, urla, rimaniamo sul nostro pulman e il viaggio riprende.
La carrozza si riempie sempre di più, siamo all’ora di punta, ragazzotti parlano, ridono, occhiate furtive e parole rubate ad una lingua nascosta allertano i nostri sensi.
Pare sia vero, il localbus non va a Khajurhao, ci sarà da cambiare, arrivati a Chatancot decidiamo, in combutta coi russi (Natasha e Sasha) di bloccare il bus e chiamare la temuta polizia indiana. La polizia non parla inglese ma dopo varie agitate dicussioni all’interno del mercato del paese saliamo su di una jeep (le 25rupie a testa le paga il bigliettaio del localbus).
Non riusciamo ad uscire dal paese che foriamo una gomma, viene sostituita e dopo pochi chilometri ci fermiamo a ripararla da un “gommista” a bordo strada.
Pista in terra battuta, l’autista suona il clacson toccando col filo scoperto la carrozzeria dell’auto. Gli zaini sono legati direttamente sul tetto. Ogni pochi chilometri ci fermiamo a chi fa cenno di voler salire… arrivati a Khajurhao sulla jeep siamo in 17, compresi due bimbi piccoli.
Alle 14 varchiamo la soglia di un hotel, ovviamente consigliatoci da un ragazzo salito al volo sulla jeep.
Contrattiamo un po’ sul prezzo della camera e riusciamo a spuntarla, ovviamente perchè qualunque altro servizio dell’albergo ha costi proibitivi, doppi o tripli rispetto al resto dell’India! Benvenuti a Khajurhao!
Il padrone di casa mi fa ridere, ci accoglie nel giardino e ci offre té (chai), chapati e verdure in umido come benvenuto. Ha una lunga barba OshoStyle e modi di fare da nobile inglese con la servitù che scatta sull’attenti ad ogni suo cenno.
E’ una cartolina, la brutta copia di un buon padrone di casa, che finge di stare piacevolmente con te ma non è abbastanza interessato per starci realmente, lo guardo e sorrido.
